Vorstellungen und Rezensionen

Hier werden einige Konzerte klassischer Musik, sowohl alte als aus romantische, moderne und zeitgenössische Musik, “music d'art”, präsentiert und rezensiert.

Die Beitrage werden von Lehrer*innen der Musikschule veröffentlicht, aber auch die Schüler*innen der Musikschule sind eingeladen, ihre Schriften vorzuschlagen. Die Beiträge sollen Mauro Franceschi, dem Herausgeber der Kolumne, an die folgende Adresse geschickt werden: Mauro.Franceschi@provincia.bz.it.
Die Haydn Stiftung und der Konzertverein Bozen werden den Schüler*innen, deren Beiträge veröffentlicht werden, einige Eintrittskarten anbieten.

“Song Suite” di Kurt Weill e la prima italiana di “Hommage a Klaus Nomi - Ein Songplay” di Olga Neuwirth.

Una felice inaugurazione per “Once Upon a Time”.

Klaus Nomi
Klaus Nomi

Ad inaugurare “Once Upon a Time”, questo il titolo di OPER.A 2021 della Fondazione Haydn, è stata la musica di Kurt Weill, ovvero la suite di 6 canzoni a firma di Weill elaborate da Paul Bateman per violino, archi, chitarra e percussioni, raccolte nel titolo “Song-Suite”.La partitura si conclude con la celebre “Die Moritat von Mackie Messer”, titolo tradotto in inglese con “Mack the Knife”, in italiano “La ballata di Mackie Messer”, canzone su testo di Bertold Brecht.

L’ eleborazione degli originali realizzata da Paul Bateman è apparsa rispettosa dell’originale, e l’assenza del testo e della voce pone in primo piano le incisive linee melodiche di Weill e la loro armonia essenziale. I musicisti dell’Orchestra Haydn erano diretti da Timothy Redmond, che con gesto misurato ha guidato gli orchestrali in una interpretazione elegante, smussando le ruvidezze proprie della musica di Weill. Marco Mandolini con precisione, bel suono, felice interpretazione anche nei passaggi virtuosistici, capace di uno “swing” non comune all’interprete “classico”, è stato un ottimo solista. Meritatissimi gli applausi raccolti al termine dell’esecuzione.

Il controtenore Andrew Watts è stato il protagonista di “Hommage a Klaus Nomi” di Olga Neuwirth, un lavoro di 40 minuti della compositrice austriaca presentato a Bolzano in prima esecuzione italiana.
La partitura si articola in 9 numeri, dedicati ad altrettante canzoni del repertorio di Klaus Nomi, “arrangiert” – come indicato in partitura – dalla compositrice.

Klaus Nomi é lo pseudonimo di Klaus Spencer, nato nel 1944 a Immenstadt (Germania) e scomparso nel 1983 - di AIDS - a New York. Da giovane Klaus Spencer scoprì il suo talento di cantante lirico, ma prima di diventare famoso fu anche pasticcere, maschera alla Deutsche Oper, comparsa nei teatri di Essen, lavoratore stagionale a New York, dove nel 1978 fu notato da David Bowie, che lo scritturò come cantante per “Saturday Night Live”, suo primo successo e occasione di accesso ad una carriera prestigiosa.

Il suo primo album, “Klaus Nomi”, è del 1981 e conquistò il disco d’oro, vendendo oltre 100.000 copie. Il suo nome d’arte è anagramma di “Omni”, allusione al proprio stile musicale, che riuniva elementi eterogenei, new wave, pop, e pure arie del repertorio barocco e romantico. L’estetica di Nomi ha influenzato non solo la scena musicale, ma pure i creatori di moda femminile e maschile, da Givenchy a Hugo Boss e Jean Paul Gaultier.

Con “Simple Man”, canzone che da titolo all’album pubblicato nel 1982, inizia l’omaggio di Olga Neuwirth. Il lavoro della compositrice è una personale reinvenzione del repertorio di Klaus Nomi. Con talento e raffinato artigianato compone una musica inaudita e al contempo rispettosa dell’originale. E’ una musica in cui si affiancano gli strumenti dell’orchestra classica e la chitarra elettrica, suoni campionati e parti pre-registrate, in cui la voce è protagonista.

Per dare conto del lavoro della compositrice ricordiamo le parole di Luciano Berio a riguardo dei propri “Folksong” : “Quando si trascrive, come quando si traduce, possono darsi tre diverse condizioni: che il trascrittore si identifichi con il testo originale, che il testo diventi pretesto di sperimentazione e, infine, che il testo venga sopraffatto e filologicamente ‘abusato’. Penso che una situazione ideale si avveri quando queste tre condizioni coesistono e si assimilano una all’altra. E’ solo allora, credo, che la trascrizione diventa un atto realmente creativo”.

Le 9 “trascrizioni” di Olga Neuwirth appartengono alla più interessante e affascinate musica “contemporanea”. Capaci di dare forma alla pluralità di linguaggi che caratterizzano il nostro tempo, suscitando forti emozioni offrono una nuova bellezza, la possibilità di immaginare un mondo - non solo sonoro - diverso, rispettoso di diverse culture, migliore.
Applausi insistenti hanno reso omaggio a tutti i protagonisti, primo tra tutti un ottimo, a tratti strepitoso, Andrew Watts.

Di Mauro Franceschi