Kontrapunkte

Diese Kolumne steht für Interviews, zum Anhören von Meinungen und zum Vorschlagen von Debatten von musikalischen Themen zur Verfügung, d.h. zur Didaktik, zur sozialen Rolle der Lehrer*innen, zur Unterstützung der Provinz im Bereich der Musik, zur Volksmusik der Alpenraum, und zu anderen Themen von gemeinsamen Interesse.

Die Beitrage werden von Lehrer*innen der Musikschule veröffentlicht, aber auch die Schüler*innen der Musikschule sind eingeladen, ihre Schriften vorzuschlagen. Die Beiträge sollen Mauro Franceschi, dem Herausgeber der Kolumne, an die folgende Adresse geschickt werden: Mauro.Franceschi@provincia.bz.it.

Guglielmo Barblan (Siena 1908 - Milano 1978): un critico per tutte le stagioni. Parte settima

La critica musicale durante il regime fascista e nell’immediato secondo dopoguerra sulle colonne dei quotidiani "La provincia di Bolzano" e "Alto Adige". Di Giuliano Tonini.

Corale Leonard Lechner - 1964
Corale Leonard Lechner - 1964

Il secondo dopoguerra: macerie, vecchi e nuovi luoghi della musica

Al termine del secondo conflitto mondiale il paesaggio urbano della città era profondamento mutato. I bombardamenti aerei avevano causato notevoli perdite di edifici sia privati che pubblici, lesionandone molti altri: in macerie il Teatro “Verdi” di viale Stazione, in macerie le Sale Civiche di piazza Verdi, seriamente danneggiati il Duomo e la sede del Conservatorio in piazza Domenicani.

La prima manifestazione musicale organizzata nei mesi immediatamente successivi il 25 aprile 1945 fu un grande concerto pianistico-vocale a beneficio del centro Assistenza reduci della provincia che doveva aver luogo giovedì 2 agosto 1945 in piazza Vittoria ma che poi fu spostato nel parco del Palazzo Ducale, con il baritono Giovanni Inghilleri, il soprano Zoe Laghin, il tenore Paolo Castelpietra accompagnati al pianoforte da Nunzio Montanari.

Radio Bolzano irradiò fin da subito dalle sue frequenze programmi musicali invitando la popolazione a collaborare al programma “La mezzora del dilettante”. “Ogni lunedì sera, ore 21.00, trasmissione “Musica a richiesta”, compatibilmente con le disponibilità della nostra discoteca.” (Alto Adige, mercoledì 15 agosto 1945).

La prima sala cittadina ad ospitare una manifestazione musicale fu quella dell’A.M.G. (Allied Miltary Governement, Governo Militare Alleato), l’Aula Magna dell’Istituto Tecnico Industriale “C. Battisti” di via Cadorna 14, venerdì 28 agosto 1945 (Leo Petroni violino accompagnato al pianoforte da Luise von Walther). L’Aula magna era stata utilizzata dal 1932 fino al 1938 per conferenze a carattere storico-musicale, saggi scolastici e concerti da camera per gli studenti e nel periodo successivo alla fine del conflitto mondiale fu utilizzata per diverse manifestazioni musicali ospitando due concerti della seconda stagione e infine i primi nove concerti della terza stagione concertistica della Società dei Concerti/Konzertverein (gli ultimi due ebbero infatti luogo nella nuova sala concerti del Conservatorio).

Questa vivace ripresa delle attività musicali nell’immediato dopoguerra coincise anche con l’individuazione di nuovi ‘luoghi’ dove l’offerta musicale potesse raggiungere una più vasta platea di pubblico, luoghi che furono deputati alla musica per poche quando non per un’unica manifestazione musicale. Il giovanissimo pianista trentino Bruno Mezzena (1927-2017) tenne un recital pianistico giovedì 24 gennaio 1946 nella sala “Veritas” presso la Chiesa di Cristo Re; il maestro Mario Mascagni diresse il 30 aprile 1946 il concerto vocale strumentale promosso dall’ENAL provinciale e programmato in un primo momento nel cortile interno del Palazzo di Giustizia dell’allora viale Giulio Cesare oggi Corso Italia ma poi, causa pioggia, dirottato nel salone del Palazzo della Fiat.

Gli ultimi tre appuntamenti della stagione concertistica organizzata nella primavera del 1946 dall’associazione di recente fondazione “Amici della musica” ebbero luogo nella sala del Palazzo Ducale in via Principe Eugenio di Savoia: lunedì 12 giugno 1946, Quartetto “Poltronieri”; martedì 25 giugno 1946 recital pianistico di Arturo Benedetti Michelangeli; lunedì 1 luglio 1946 il Trio di Bolzano che si presentava per la prima volta al pubblico nella sua formazione originale: Nunzio Montanari, pianoforte, Giannino Carpi, violino e Antonio Valisi, violoncello (poi sostituito da Sante Amadori).

Il Palazzo Ducale (Villa Reale Roma), costruito nel 1932, ospitò sabato 8 dicembre 1934 un concerto offerto dai Duchi di Pistoia ai principi di Piemonte in visita a Bolzano e provincia cui presero parte alcuni docenti del Liceo musicale “G. Rossini”. A detta di Barblan “questa sala è un ambiente che se per le sue strutture e decorazioni lascia non poco a desiderare ai visitatori di buon gusto, ancor più lascia a desiderare alle orecchie musicali per la sua intollerabile acustica. I suoni, forse per la opprimente presenza di cristalli e di marmi, si scarniscono a secchezze vitree e piatte, togliendo spesso all’esecuzione gli aspetti più suggestivi del vivo contatto col colore della voce umana o degli strumenti.” (Alto Adige, giovedì 22 maggio 1947).


La sala “Dante”/Camerata del Littorio di piazza Vittorio Emanuele I, oggi piazza Walther 1, dove erano transitate la maggior parte della manifestazioni musicali degli Anni Trenta e dei primi Anni Quaranta, ritornò ben presto in auge nell’immediato dopoguerra. Rinominata Sala Sociale ANPI, ospitò nella primavera del 1946 la prima vera e propria stagione concertistica cittadina organizzata dagli “Amici della musica”: “Interpretando le aspirazioni degli appassionati e nell'intenzione di ridare vita all'arte musicale nella nostra città, l'associazione nazionale partigiani d'Italia di Bolzano ha istituito, sotto la sua egida, una società "Amici della musica". Quella bella e nobile iniziativa animata e diretta da stimati giovani musicisti concittadini, si prefigge di svolgere nei prossimi mesi di aprile, maggio e giugno una serie di importanti 8 concerti da camera.” (Alto Adige, domenica 31 marzo 1946).

La Sala Sociale ospitò anche otto dei dieci concerti della seconda stagione concertistica della Società dei Concerti/Konzertverein 1947/1948 e gli otto concerti della parallela stagione concertistica organizzata una tantum dal Circolo Universitario Cittadino dal 24 novembre 1947 al 26 aprile 1948.

Gli otto concerti della prima stagione concertistica della Società dei Concerti/Konzertverein ebbero invece luogo fra febbraio e maggio del 1947 nel Salone dell’Hotel Greif/Grifone “che, se anche non possiede tutti i requisiti delle sale di musica, è intima, accogliente, tranquilla e (ed è questo il pregio…architettonico che oggi maggiormente si invoca) ben riscaldata.” (Alto Adige, mercoledì 12 febbraio 1947) rispetto invece alla “gelida sala dell’ANPI”. (Alto Adige, martedì 17 dicembre 1946).

Il Teatro Civico “Giuseppe Verdi” fu ridotto ad un cumulo di macerie già durante i primi bombardamenti dell’autunno 1943 che seppellirono non solo una costruzione di pregevole fattura architettonica ma anche vent'anni d'intensa attività teatrale e lirica. Il Teatro Civico, costruito ed inaugurato a tempo di record ancora nel corso della Prima guerra mondiale, non riuscì a risorgere dalle proprie macerie che vennero rimosse verso la fine del 1951. Tramontata definitivamente l’ipotesi della sua ricostruzione, il dibattito sulla costruzione di un nuovo Teatro Civico occupò più volte le colonne della stampa locale nel corso degli anni successivi al termine del secondo conflitto mondiale e anche nei decenni successivi. Pur mancando di un edificio teatrale adeguato, la lirica (e in misura minore anche l’operetta) ritornò prepotentemente alla ribalta delle cronache musicali bolzanine alla fine degli anni Quaranta con spettacoli lirici estivi allestiti all’aperto nell’Arena del Cinegiarda (attuale piazza Mazzini). Ma dalle cronache stese da Barblan emergono diverse riserve e perplessità: la lirica era tornata a Bolzano ma in una maniera non propriamente decorosa!
“E qui vorremmo far punto; perché contingenze che non sappiamo se debbano essere accollate interamente all’impresa, hanno fatto sì che l’opera andasse in scena senza prova o quasi. Il risultato è facile immaginarlo: i cantanti anziché essere sostenuti dall’orchestra, dovevano schivare il più possibile le strane armonie che mormoravano nella sparuta massa orchestrale e che modificano la compiuta ed espressiva partitura donizettiana in accozzaglie cacofoniche le più impensate, mentre il maestro Sorriento con stoicismo sorprendente restava al proprio posto di comando e forte della sua consumata “routine”, in tanta procellosa situazione riuscì a impedire che la sciamannata partecipazione delle raccogliticce accozzaglie facesse naufragare lo spettacolo. Il che non è poco. […] Sebbene l’orchestra e i cori non abbiano ripetuto gli episodi di cronaca nera della prima sera, che un certo miglioramento è doveroso riconoscerlo, pure a nessuno è sfuggito quanto lungi si sia rimasti da quel minimo di decoro che si ha diritto di pretendere. (Alto Adige, “Quasi un S.O.S. di Lucia all’inaugurazione della lirica al “Giarda”, lunedì 14 luglio 1947)
“E la popolazione ha risposto con encomiabile slancio e, con essa, il tempo è stato un alleato più che prezioso alla coraggiosa iniziativa. Ma uno spettacolo lirico non è circoscritto alla presenza di uno o più cantanti siano essi di valore o anche celebrità, bensì è la somma di diecine di coefficienti, uno dei quali, e sia pure il maggiore, è il cantante. Trascurando gli altri coefficienti, che vanno dall'orchestra al coro, alle scene, alle luci, alla regia, ai costumi, alle varie direzioni etc., oppure avvilendoli in mortificante squallore, non si compie certo opera meritoria nei confronti dell'arte e della tradizione dell'opera italiana che da tre secoli gelosamente custodiamo, ne si contribuisce all'educazione del gusto del pubblico. Se ciò è evidentemente accaduto nelle quattro recite ieri sera conclusesi, la cosa è forse da attribuirsi a fortuiti contrattempi, oltre che a interferenze d'ordine speculativo che in gran parte hanno artisticamente frustrato l'encomiabile entusiasmo della locale direzione. Comunque anche nel campo lirico, dopo quattro anni di parentesi, il ghiaccio è stato rotto ed è sperabile che le dure esperienze di oggi giorno giovino a stimolare la riconquista di quella serietà e nobiltà che, nel teatro, la nostra città aveva raggiunto. (Alto Adige, “Lina Pagliughi e Galeffi in "Barbiere" concludono la stagione lirica al "Giarda", mercoledì 16 luglio 1947).

Il 14 ottobre 1947 la sala del Cinema-teatro “Corso” (il Palazzo del Turismo inaugurato nel 1940) ospitò il primo spettacolo teatrale del dopoguerra: “Nel nome di Goldoni si chiuse la sera del 3 giugno 1943 l’ultimo ciclo di spettacoli teatrali al “Verdi”, nel nome di Goldoni è stata arrischiata ieri sera nella sala del cinema “Corso” un tentativo di ripresa di vita teatrale cittadina. Allora la decorosa possibilità di una inscenatura che è rimasta nella mente dei parecchi che la videro per la signorilità d’ambientazione con cui fu presentato il “Burbero benefico”; ieri era il sacrificato arrangiamento da parte della compagnia di Cesco Baseggio del “Sior Todaro” nelle angustie del surrogato palcoscenico offerto dall’ambiente del cinema “Corso”. Nello spazio di questi quattro e più anni, la tremenda avventura della guerra che tutto riesce a far giustificare anche in sede artistica.” (Alto Adige, mercoledì 15 ottobre 1947)

Venerdì 17 ottobre 1947 il cine-teatro “Corso” aprì le sue porte alla musica ad un concerto del violinista Leo Petroni accompagnato da Fritz Weidlich, direttore del Conservatorio di Innsbruck; sabato 18, domenica 19 e lunedì 20 ottobre 1947 ad un breve ciclo di operette messe in scena dal Meraner Operetten-Ensemble e ancora martedì 12 dicembre 1947 ad un recital del famoso soprano Mafalda Favero: “Non sappiamo se sia imputabile all'inclemenza della stagione o ad una imperizia organizzativa immune da ogni rischio, se il numero delle persone convenute l'altra sera nella Sala del "Corso" era veramente esiguo per una cantante di vasta fama: come sappiamo se debba attribuirsi all'incuria della signora Mafalda Favero se il programma eseguito comprendeva sì e no 20, 25 minuti di musica. Fatto si è che quei pochi canti scelti alla buona nel repertorio vocale cameristico e operistico, e centellinato col contagocce nel grigiore di interminabili pause, anche se propinati da un'ugola famosa non hanno avuto la forza di smuovere minimamente nel pubblico quel misterioso generatore di calore che si chiama entusiasmo. La Favero, anche se i suoi mezzi vocali non sono più quelli che molti ricordano, anche se la sua "forma mentis" e la sua tecnica maturatesi sulla scena lirica non costituiscono l'ideale per un programma da camera, pure è tuttora artista di classe e certe sue finezze certe sue grazie espressive, specialmente laddove la tessitura non batta troppo negli acuti, non restano senza favorevole eco nell'animo degli ascoltatori, ma la sprovveduta carenza del programma, inadeguato alla durata di un intero concerto e sproporzionato al dispendioso ingresso nonché al generoso cachet che tutti coloro i quali vivono a contatto dell'arte lirica facilmente conoscono, ed elargito a cuor leggero dalle pubbliche casse dell'azienda di cura, ha fatto sì che la serata anziché assumere il consueto tono di festoso entusiasmo si mantenesse in un'atmosfera accidiosa e funerea. Non mancarono però gli applausi di cordiale convenienza all'indirizzo della cantante e del maestro Montanari che collaborava al piano con la consueta perizia.” (Alto Adige, giovedì 4 dicembre 1947)

Anche la sala del cine-teatro “Druso” [la struttura, progettata da due? architetti padovani su commissione dell'Opera Nazionale Balilla, fu costruita tra il 1934 e il 1936, per ospitare la sezione femminile della GIL, Gioventù Italiana del Littorio, oggi è la sede dell’EURAC di ponte Druso] aprì le proprie porte al pubblico bolzanino “che per due sere [mercoledì 14 e giovedì 15 aprile 1948] ha letteralmente stipato la sala per ascoltare e applaudire i venti minuscoli cantori viennesi [il prestigioso complesso vocale dei Wienersängerknaben] diretti dal maestro Harold v. Goertz. […] È particolarmente la presenza in ogni loro atteggiamento di una tradizione secolare che canta per la bocca di giovanissimi rappresentanti: è quel timbro caratteristico di una musicalità di marca viennese che unifica la grazia e la dolcezza dell’espressione latina alla corretta severità tedesca. Ascoltando i nostri classici polifonisti, Palestrina e Scarlatti ad esempio, senti come la tessitura della polivocalità pur corrispondendo in minima parte alla grandiosità di queste pagine poiché la distanza delle voci è costretta nel ristretto ambito delle voci bianche, ha tutto un fascino di singolare chiarezza che finisce col convincere. E questo vale anche per la difficile «Vergine madre» di Verdi, della quale potemmo ammirare l’ottima pronuncia italiana del testo dantesco. […] Ma la prova di una tradizione, di una stirpe e di uno stile l’avemmo nella esecuzione di quel piccolo capolavoro della ricordata operina mozartiana [Bastien et Bastienne], dove la scena, il canto e la mimica furono giocati con eleganza scioltezza e vivacità, come raramente potrebbe accadere nelle esecuzioni di artisti maturi.” (Alto Adige, venerdì 16 aprile 1948)

L’ultimo edificio cittadino seriamente danneggiato dai bombardamenti aerei dell’ultimo conflitto mondiale ad essere nuovamente restituito alla musica fu il Duomo. “A ventiquattro ore dalla solenne cerimonia che stasera consacrerà nuovamente al culto il Duomo, risorto dalle macerie, le mura della cattedrale ricostruita hanno accolto ieri migliaia di cittadini riuniti nel vasto e severo ambiente sacro, nel nome della musica. Musica sacra, ben s'intende, alla quale è spettato il privilegio di accomunare cuori e spiriti in religiosa meditazione, prima ancora che il Santissimo facesse rinascere al culto divino la nostra maggior chiesa. […] La vasta responsabilità della parte corale della serata era sostenuta dai cori riuniti della nostra città; massa considerevole e disciplinata e attenta, che ha coadiuvato con vigile intendimento la fatica, non lieve dell’Oberpertinger, a cui spetta il singolare merito di aver riportato con dignità e valore la musica fra le mura che la guerra aveva aspramente diroccate.” (Alto Adige, sabato 8 aprile1950)

Il luogo per eccellenza deputato alla musica in città, la sala concerti del Conservatorio statale “C. Monteverdi” fu inaugurata martedì 3 maggio 1949: “Qui a Bolzano, nel gruppo di case di piazza Domenicani che la guerra ha spietatamente mutilato, accanto alla chiesa che ancor lancia verso il cielo le sue mozze colonne, quasi macabra scena di un grottesco pompeiano, di fianco all’armonioso chiostro gotico smozzicato e trasandato, ecco che ieri sera, agghindato a festa e tutto scintillante nelle fresche dorature delle lampade e nella morbida intonazione dei velluti, ha iniziato la sua esistenza e la sua missione d’arte il nuovo Salone dei concerti. […] Alla rievocazione del mattino cui seguiva lo scoprimento di una lapide commemorativa, erano presenti il dottor Benussi, vice-commissario per il Governo, il gen. Tomaselli in rappresentanza del comando territoriale, il col. Levi comandante la legione dei carabinieri, il presidente del tribunale dottor Dell'Aira, il procuratore della Repubblica dottor Dell'Antonio, il sen. de Breitemberg, il presidente di sezione dott. Radnich, mons. Kalser, don Longhi, il dottor Di Franco in rappresentanza del provveditore agli studi, il vice-provveditore don Ferrari, il sindaco dott. Ziller, il segretario generale del municipio dott. Tommasini, il direttore della Cassa di risparmio dottor Fossi insieme ai direttori di altri istituti bancari cittadini, il direttore della R.A.I., il comm. Amonn, il dottor Silvio Magnago insieme ai consiglieri regionali Bettini-Schettini e Mitolo, i presidi delle scuole medie, il direttore del Museo, il presidente della Società concerti, il presidente dell’ ENAL, il col. Valenza, i maestri Roberto Rossi ed Enrico Degasperi in rappresentanza delle scuole musicali di Rovereto e Trento, il collegio dei professori del Conservatorio e un numeroso stuolo di amici del maestro Mascagni. Il maestro Cesare Nordio, attuale direttore del Conservatorio, ha brevemente illustrato con incisiva parola il significato della cerimonia rievocando la figura dello Scomparso e mettendone in rilievo le geniali virtù animatrici che dal nulla seppero dar vita ad una istituzione sì importante. […] E quando il maestro Nordio ha alzato la bacchetta, e la compatta e vibrante orchestra da camera del Conservatorio, formata di nomi illustri del concertismo italiano, e per la gran parte di docenti, allievi ed ex allievi, ha attaccato l’esecuzione del programma, si è avvertito che più che l’inizio di un concerto quel momento segnava l’inizio della ripresa di una vita musicale ricca dei più felici presagi.” (Alto Adige, mercoledì 4 maggio 1949)

Il vero e proprio ‘battesimo’ musicale della nuova sala concerti del Conservatorio avvenne però qualche giorno dopo, sabato 7 maggio con il recital del pianista Arturo Benedetti-Michelangeli a conclusione della terza stagione della Societá dei Concerti/Konzertverein, con un programma tutto chopiniano nel primo centenario della morte del grande compositore polacco: “[…] Altrettanto vorremmo dire degli impeti appassionati, dei culmini di sonorità che però non sempre hanno raggiunto il fremito che Benedetti-Michelangeli in altra occasione ci ha comunicati per la sola ragione che l'acustica della nuova sala (forse per altre cause che a noi, non tecnici, non è dato di conoscere) non ha per nulla favorito l'espandersi di un'anima sì aperta e spaziosa e il prodigio di una tecnica improntata a una stupefacente modernità di intenti. […] Alla fine del programma il pubblico che stipava ogni angolo disponibile, ha salutato il sommo pianista con insistenti applausi ed hanno avuto inizio numeri di bis a gran voce richiesti e cortesemente concessi.” (Alto Adige, domenica 8 maggio 1949)