Kontrapunkte

Diese Kolumne steht für Interviews, zum Anhören von Meinungen und zum Vorschlagen von Debatten von musikalischen Themen zur Verfügung, d.h. zur Didaktik, zur sozialen Rolle der Lehrer, zur Unterstützung der Provinz im Bereich der Musik, zur Volksmusik der Alpenraum, und zu anderen Themen von gemeinsamen Interesse.

Die Beitrage werden von Lehrern der Musikschule veröffentlicht, aber auch die Schüler der Musikschule sind eingeladen, ihre Schriften vorzuschlagen. Die Beiträge sollen Mauro Franceschi, dem Herausgeber der Kolumne, an die folgende Adresse geschickt werden: Mauro.Franceschi@provincia.bz.it.

La Musica nei Lager

Ieri è stata inaugurata l'installazione luminosa posta davanti al muro del Lager di Bolzano, a ricordo di coloro che vi furono internati. Cogliamo l'occasione per ricordare anche qui come e quanta musica fosse eseguita nei luoghi dell'orrore.

Orchestra di prigionieri - Auschwitz
Orchestra di prigionieri - Auschwitz

Ieri è stata inaugurata l'installazione luminosa posta  davanti al muro del Lager di Bolzano. Sui pannelli retroilluminati scorrono più di 8000 nomi, a ricordo dei circa 11.000 uomini, donne e bambini internati nel Campo di transito. Due terzi di coloro che passando da Bolzano furono inviati nei campi di sterminio non fecero ritorno a casa. “Questo è il nostro muro della memoria e della libertà” ha affermato il sindaco Renzo Caramaschi. La cerimonia ha avuto il suo compimento alla sera con il “Concerto della Memoria”. L'orchestra Haydn ha eseguito lo Studio per orchestra d'archi di Pavel Haas, la Partita per orchestra d'archi di Gideon Klein e la Sinfonia n.3 di Ludwig van Beethoven.  Haas e Klein condivisero le sofferenze del campo di Theresienstadt, lì trovarono la forza di scrivere e suonare musica, per poi morire l'uno nel campo di Auschwitz, l'altro in quello di Fürstengrube. E' stato un concerto partecipato e apprezzato, carico di valore, non solo musicale. Cogliamo l'occasione per ricordare anche qui come e quanta musica fosse eseguita nei luoghi dell'orrore.

Ad Auschwitz i bambini nelle loro baracche intonavano il beethoveniano “Inno alla gioia”, e i suoni raggiungevano il vicino forno crematorio. Nelle baracche, nei piazzali, al limitare delle camere a gas e dei forni crematori risuonavano le musiche care a Hitler e Goebbels, dagli altoparlanti e dalle orchestre dei detenuti. Era la musica imposta, strumento di oppressione, nelle più diverse occasioni. Un condannato a morte  poteva essere accompagnato al patibolo con le musiche eseguite da una orchestra di internati, i detenuti  potevano essere obbligati a cantare per mascherare i suoni di una fucilazione di massa, a comporre e intonare canzoni auto-derisorie e l'Inno del Campo, e dopo la procedura di gasazione gli addetti militari  potevano pretendere di ascoltare un'esecuzione di musiche di Grieg e Schumann. Essere parte di queste orchestre e cori poteva essere l'occasione per ottenere una fetta di pane in più, della marmellata, alcune sigarette, poteva essere determinante per avere qualche possibilità in più di  sopravvivere.

Ma nei Lager i prigionieri composero e suonarono anche per proprio volere, superando tutte le difficoltà, privazioni, e prevaricazioni della quotidianità. Facevano musica per alleviare la propria e altrui  sofferenza,  per realizzare una forma di resistenza spirituale, per offrire una testimonianza a favore delle future generazioni.
I deportati polacchi a Dachau e Stutthof realizzarono operine natalizie  per marionette, il quacchero Willian Hilsley compose una messa natalizia per i suoi compagni detenuti cattolici nel Campo di  Amrsfort, a Westbrook il Salmo 100 di Hans von Collen fu scritto sulla carta igienica.

Uno tra i capolavori della letteratura musicale del novecento fu composto  presso lo Stalag VIII  A di Görlitz: è il “Quatour pour la fin du temps”,  per violino, clarinetto, violoncello e pianoforte di Olivier Messiaen.  Fu ideato, composto e eseguito nell'inverno tra il 1940 e 1941. Al clarinetto mancavano alcune chiavi, al violoncello una corda, e così l'autore decise di non utilizzare quelle note. E' ispirato ad alcuni versetti dell'Apocalisse secondo San Giovanni: “E l'Angelo che avevo visto stare in piedi sul mare e sulla terra, alzò la sua mano al cielo, e giurò per il Vivente ne' secoli de' secoli, che non ci sarà più tempo, ma nei giorni della voce del settimo angelo, quando ei darà fiato alle trombe, si compirà il mistero di Dio”.  Messiaen affermò: “Non ho affatto voluto fare un commento all'Apocalisse, ma soltanto motivare il mio desiderio della cessazione del tempo. E' una musica che culla e che canta, che è nuovo sangue, un gesto eloquente, un profumo sconosciuto, un uccello senza riposo; una musica delle vetrate colorate delle chiese, un vortice di colori complementari, un arcobaleno teologico”.

Tra i Lager un ruolo peculiare lo svolse Theresienstadt, ovvero il Ghetto di Terezin secondo la  denominazione in lingua ceca, costruito dai nazisti a scopo propagandistico. Terezin era  una sorta di città modello ad uso delle ispezioni della Croce Rossa e dei Media degli Stati neutrali, dove fu girato il film di  di Kurt Gerron  “Der Führer schenkt den Juden eine Stadt“, in italiano “Il Führer dona agli ebrei una città”. Tra gli internati vi erano alcuni tra i migliori musicisti europei, come Pavel Haas e Gideon Klein, accanto a Karel Bermann, Carlo Taube, Jarel Reiner, Antonin Rubicek, e l'orchestra jazz “Ghetto Swingers”. A Terezin i prigionieri potevano scegliere quali musiche suonare, allestirono Opere, concerti, con musiche popolari e  anche di avanguardia, comprese quelle vietate in tutti i territori sottoposti  all'ordine nazista, come le opere di  Zemlinsky, Schönberg, Haba, Mahler, Bruno Walther, e lo swing di Benny Goodman. Wagner non fu mai eseguito. L'orchestra e il coro degli internati sotto la direzione di Rudolf Schächter eseguirono invece  il “Requiem” di Verdi. Cantanti e orchestrali ebrei diretti da un ateo intonarono musica italiana per una preghiera cattolica in latino medioevale,  alla presenza di Adolf Eichmann. Il giorno successivo il coro fu deportato ad Auschwitz.

Il compositore più illustre che operò a Terezin, anche come critico e organizzatore, fu Viktor Ullmann, personalità straordinaria. “Der Kaiser von Atlantis, oder die Tod-Verweigerung”, ossia “L'imperatore di Atlantide ovvero il Rifiuto della Morte”, allegoria visionaria del regime hitleriano, è parte della sua vastissima produzione. L'opera fu terminata nel 1943 ed eseguita con gli strumenti disponibili, tra cui banjo, sax contralto, clavicembalo, armonium, contrabbasso. Racconta del Regno di Atlantide dove nessuno muore, e tutti sono eternamente infelici, sudditi di Kaiser Overall.

Scrisse Ullmann: “Qui a Terezin, dove anche nella vita quotidiana occorre vincere la materia con il potere della forma, dove qualsiasi cosa in rapporto con le Muse stride così aspramente con ciò che ci circonda, proprio qui si trova la vera scuola dei Maestri, se, come Schiller, si percepisce il segreto di ogni opere d'arte nel tentativo di annichilire la materia grazie alla forma, che è, probabilmente, la più alta missione dell'uomo, sia dell'uomo estetico, che di quello etico”. Ullmann morì nelle camere a gas di Birkenau. Per Greta Hoffmeister, cantante a Terezin, “La musica!, la musica... era la vita!”.

Anche nel Lager di Bolzano di faceva musica. Il deportato Hermann Gurtler compose una Sonata  per violino e pianoforte e un “Rigaudon” per pianoforte. La composizione solistica  è parte della raccolta  “Canti dai Lager /Musik aus dem Lager”. Il CD documenta brani strumentali e vocali provenienti da differenti Campi. Luca Schinai al pianoforte e il Coro diretto da Anita Degano ne sono gli interpreti. Il CD è stato edito dalla Città di Bolzano nel 2005 ed è  disponibile anche presso la Biblioteca Civica.


Mauro Franceschi