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Die folgenden Inhalte liegen nur in italienischer Sprache vor, da es sich um ein Angebot der italienischsprachigen Musikschule handelt

Inaugurata la nuova sede

Negli ultimi tempi sembra che la questione del “Don Bosco” di Bressanone abbia avuto un’accelerata e che si sia arrivati ad un accordo tra le parti. La notizia, attesa da tanto tempo, è giunta quasi inaspettata e ora le ruspe sono al lavoro. Pur capendo tutti i problemi che un simile accordo comporta, la sensazione comune è stata quella di un’eccessiva lentezza da parte delle Istituzioni in dialogo.

sede bressanone
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Per capire perché ne parliamo con Giacomo Fornari, presidente dell’Istituto musicale in lingua italiana della provincia autonoma di Bolzano che, tra l’altro, è anche cittadino di Bressanone: «È chiaro che a tutti noi stava molto a cuore la realizzazione del “Don Bosco”. Forse proprio perché stava molto a cuore abbiamo dovuto procedere con grande cautela (e non quindi con lentezza come potrebbero dire molti). Cautela perché mettere sotto lo stesso tetto istituzioni così diverse per finalità, tradizioni ed amministrazione non è cosa facile. Oltre a ciò, l’inizio non è stato dei migliori e più volte avevo lamentato pubblicamente la difficoltà di dialogo. Il tempo, in questo senso, ha portato tutti (me compreso) a più miti consigli, aiutandoci a capire come e dove trovare soluzioni a diversi problemi».
Per chi non è del settore è difficile capire quali e dove siano i problemi a cui lei allude … «È chiaro che l’Istituto musicale basa la sua attività su determinate regole che possono andare bene per i propri utenti, ma che sono ben diverse dalle regole di un oratorio, di un centro giovanile o altro. All’inizio si è pensato troppo – a mio modo di vedere – a far rinascere l’oratorio e non ci si è posto il problema “dell’ingombro” che l’Istituto rischiava di dare alla realtà brissinese. Sono state proposte così soluzioni che non potevano trovare né il nostro entusiasmo né la nostra approvazione. Poi la vera questione centrale – da me sollevata pubblicamente – era rappresentata dall’utilizzo della sala. Uno stesso spazio assume diversi significati, differenti simbologie e contenuti. Per noi una sala è una aula magna, ma per chi ci vuole fare manifestazioni di altro tipo le cose cambiano radicalmente. Oltre a ciò, capisco anche che il Comune di Bressanone voglia gestire la sala creando sinergie aprendola al pubblico magari ad un pubblico diverso. Come vede, le cose non sono facili; ad ogni problema bisogna trovare una soluzione oggettiva che vada bene a tutte le parti coinvolte ed alle aspettative dei propri utenti».
Alla fine, però, dopo tante discussioni sembra che ci siate riusciti … «Qui devo ringraziare il sindaco Pürgstaller, il vicesindaco Pedron, il vicepresidente della Provincia autonoma Christian Tommasini e la Ripartizione cultura italiana di Antonio Lampis. Negli ultimi mesi ogni problema che si presentava diventava uno stimolo positivo per cercare di risolvere una partita difficile. Un grandissimo aiuto ci è stato dato anche da Don Luca Cemin che, con la sua determinazione e con la sua presenza intelligente, ha saputo fornire molti spunti per un dialogo sincero e serrato. Tanti, tantissimi altri colleghi meriterebbero di essere ringraziati, ma alle persone citate va dato atto di aver dato una svolta all’intera vicenda».
A sentire lei, presidente, sembra che ora sia tutto a posto … «Ovviamente si dovrà discutere di questioni tecniche, ma anche qui devo dare atto che gli uffici comunali sono stati molto sensibili e molto attenti ad ogni dettaglio fino ad ora. Mi aspetto pertanto che le cose vadano ancora avanti così. Poi, certo, problemi, forse, ce ne saranno, ma saranno solo di natura tecnica. E quindi risolvibile».
Torniamo alla questione della sala. Leggendo i giornali si presenta una gestione a tre dello spazio. Pensa che sarà possibile lavorare così? «Ne sono più che certo, proprio perché con la nuova stesura della convenzione abbiamo già segnato dei punti fermi e chiari. Poi, a voler ben guardare, sono certo che ogni ente in causa penserà a gestire i propri spazi in armonia con gli altri. E non credo che una provincia, un comune ed una comunità parrocchiale dovrebbero avere e creare problemi. Differenze di vedute, magari sì, ma questo fa parte della logica dello scambio reciproco, del dibattito, della discussione … Certo, questo non è più uno spazio dedicato soltanto a chi frequenta la parrocchia, ma diviene un luogo ecumenico di relazione sociale, oltre che di cultura. Non sarà facile per molti abituarsi a questa logica» Si aspetta una crescita dell’Istituto nei prossimi anni? «Non nascondo che, rispetto ad altre realtà altoatesine, la nostra Istituzione è sofferente a Bressanone … l’economista direbbe “underperfoming”. So che avremmo lo spazio per crescere, ma la quantità di allievi viene destinato dalle cattedre che da Bolzano possiamo mettere in gioco per le diverse realtà. Con le scuole in crescita, le kilometriche liste di attesa a Bolzano, Merano, Laives e via dicendo, non possiamo pensare ad un decollo immediato. La crescite (che in questi ultimi anni è stata costante), arriverà anche dirottando altre iniziative sulla nuova sede. Penso ad esempio al laboratorio di Lirica tenuto da Claudio Astronio, tra i musicisti altoatesini internazionalmente più quotati e tra i nostri docenti, che potrebbe trovare la sua ubicazione a Bressanone. Poi da cosa nasce cosa. Pensare però che la nostra crescita sia solo un problema di spazi e non di cattedre in organico è un pensiero romantico che non trova riscontro nella realtà»
La Musikschule con le sue centinaia di allieve può limitare la crescita del Vivaldi come sostengono in molti?: «Anzitutto devo dire che sia a livelli di vertice provinciale che localmente i rapporti con il parallelo istituto musicale in lingua tedesca e ladina sono più che eccellenti. La musica è un’arte che unisce. Non Le nascondo che il mio sogno sarebbe stata un’unica sede per entrambi gli Istituti: sarebbe stato un segnale meraviglioso a tutto l’Alto Adige, anche se siamo ovviamente felicissimi di approdare al Don Bosco. Pensi che anche la ristrutturazione di questo spazio è stata seguita con affetto dai colleghi tedeschi con cui mi auspico una collaborazione sempre più stretta e costruttiva. La nostra lenta, ma costante crescita a Bressanone può essere d’aiuto, così come uno spazio idoneo ad ospitare eventi che potremo fare in comune. In questo senso poter disporre su una sede funzionale facilita il dialogo, la proposizione di iniziative comuni, di luoghi musicali ove potersi incontrare, conoscere e conoscersi. La musica è un’arte aggregativa: per questo un oratorio appare il luogo ideale a favorire l’incontro … Chissà mai, a me piacerebbe tanto che a Bressanone ci fosse una vera e propria stagione di musica classica e non delle serate spurie dedicate alla musica. Questo spazio, comodo anche per i parcheggi, potrebbe favorire la realizzazione di questa idea»
Dunque dopo le burrasche di inizio stagione, ora sembra essere tornato il sereno, speriamo che non vi siano altre nubi e che davvero i lavori possano iniziare al più presto.